Economia Civile: Mercato Umano

 In Educazione finanziaria

Cos’è l’economia civile

L’economia civile è un modo di intendere l’economia, secondo alcuni, tipicamente italiano nato tra il 1400 e il 1500 ma sviluppatosi nel 1700. Un economista del periodo, Antonio Genovesi, ritenne che il benessere sociale passasse attraverso la promozione della cultura e la civiltà, sostenne inoltre che le donne e i contadini in particolare avessero diritto alla cultura in quanto strumento fondamentale per realizzare l’ordine e l’economia nelle famiglie e di riflesso nella società. L’ordine sociale dunque sarebbe il risultato di un bilanciamento tra la forza concentrativa (interesse egocentrico) e la forza diffusiva (collaborazione con gli altri).

L’obiettivo dell’economia civile

Il concetto di economia civile mette al centro il bene comune come perno della moderna attività economica, le soddisfazioni dei bisogni dei singoli individui infatti portano benefici economici effimeri o addirittura inesistenti alla società,  la recente crisi finanziaria dovuta al rifiuto dell’etica e della solidarietà ne sono la prova, ecco perché nella normale attività di impresa dovrebbero esordire concetti come la reciprocità, il rispetto della persona e l’empatia, per questo si renderebbe necessario passare a un modello di welfare civile che veda la collaborazione fra gli enti pubblici le imprese e la società civile come obiettivo unico.

I fondamentali dell’economia civile

L’economia civile propone un diverso funzionamento del sistema economico basato su dei principi fondamentali come la pubblica felicità cioè il bene comune; la reciprocità,  intesa come esistenza di scambi guidati da intelligenza emotiva al fine di permettere alla società di garantirsi un futuro, la gratuità non vista come un prezzo nullo ma come scambio tra equivalenti in valore, l’esistere di prezzi reali, collegati all’effettivo valore di un bene o servizio; la fraternità ossia vedere in tutti lo stesso valore e l’incivilimento che prevede che la ricchezza debba essere distribuita tra tutti i soggetti affinché essi possano partecipare al sistema stesso, un equa distribuzione della ricchezza tra tutti permetterebbe di rendere democratico il sistema economico, superando il duopolio stato mercato.
Questi principi riferiti al rispetto della persona devono superare la supremazia del profitto, realizzare un economia basata su questi principi non è un’utopia, basti pensare alle piccole imprese artigiane capaci di creare prodotti innovativi e offrire ricchezza alla società sia in termini di denaro che di soddisfazione,
senza penalizzare la qualità dei prodotti.

Al contrario del Capitalismo…

Potremo definire quindi l’economia civile come un processo di incivilimento del mercato, una forma di economia che si contrappone a quella capitalistica, infatti i principi su cui si basa l’economia civile sono:

  • Divisione del lavoro (specializzare i singoli lavoratori in mansioni specifiche)
  • Sviluppo (apportare miglioramento a lungo termine a beneficio anche delle generazioni future)
  • Libertà di impresa (colui che possiede le capacità di creare e far vivere un’impresa deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare)
  • Obiettivo (produrre beni e servizi per il bene dei singoli, non di una globalità)

L’attività economica ha dunque bisogno di virtù civili, di tendere al bene comune più che alla ricerca di soddisfazioni individuali, tutto al contrario del capitalismo che separa nettamente la classe dei proprietari dei mezzi di produzione da quella dei lavoratori, sfruttati per l’accrescimento della ricchezza di pochi.

Solo una bella favola oppure…

Per far sì che questo genere di mercato si realizzi, è necessario che i singoli lavoratori facciano lo sforzo di sollevare il capo, prendere iniziative e raccogliere il coraggio per impegnarsi al fine di invertire il moto degli ingranaggi dell’economia. Le donne in questo possono giocare un ruolo chiave e riuscire a inserirsi con successo nel mondo del lavoro, spesso ci si aspetta di essere assunte, di ricevere un contratto di lavoro e altrettanto spesso accade di maledire quello stesso posto di lavoro perché non corrisponde a quello che ci piacerebbe fare, così si finisce per lavorare alle dipendenze di qualcuno e di farlo non esattamente al meglio, questo crea un sistema sbagliato di fare produzione perché un lavoratore insoddisfatto non contribuisce positivamente all’azienda e resiste solo per bisogno dello stipendio senza la possibilità di lamentarsi visto che rischierebbe di essere licenziato e sostituito immediatamente con un altro disperato. Certo nella condizione attuale la pressione fiscale è il cancro della nostra economia, le imprese e gli imprenditori galleggiano appena e a farne le spese sono gli ultimi della catena ma se l’ignoranza economica potesse essere spazzata via, forse qualcuno riuscirebbe a vedere chiaro il quadro della situazione e offrire a chi vuole fare impresa lo spazio per farlo, mentre chi vuole lavorare da dipendente la possibilità di essere assunto per una specifica mansione in cui eccelle e non, come spesso accade, da tuttofare…per poi non saper fare bene nulla.

La sfida è riuscire a mettersi in gioco creando qualcosa di innovativo, offrendo alla società il proprio valore intellettuale e creativo non pensando solo al profitto ma alla soddisfazione dei bisogni della collettività, non è importante solo produrre un bene o un servizio ma crearlo pensando che noi stesse lo consumeremo o lo faremmo consumare ai nostri figli, il nostro genere possiede una naturale ostinazione nel perseguire i propri obiettivi e l’offrire le proprie abilità e conoscenze al servizio della comunità con infinita genuinità potrebbe rivelarsi lo scacco matto a un economia scricchiolante e incerta.
Le scelte sono diverse, ossia valutare non solo l’opportunità del lavoro da dipendente ma ancor più quella di realizzarsi come imprenditrice commerciale, imprenditrice agricola o libera professionista, far rivivere vecchi mestieri, chiedersi quali sono i nuovi bisogni che la società vuole soddisfare oppure unire tradizione e progresso.

Economia civile in rosa

Fare impresa rispettando i nostri collaboratori, puntando alla qualità e al bene comune si può ma è necessario un cambiamento che inizi da ognuno di noi, non si sceglie un lavoro per il presunto ritorno economico ma per il ritorno umano che potrebbe offrirci, pensare ad una società che collabora e che divide, ad una comunità che sceglie di istruirsi per evolversi e trovare soluzioni di benessere collettivo…questo è l’obiettivo dell’economia civile e il tocco femminile si rende necessario in quanto la donna mantiene da sempre il suo ruolo di moglie, madre educatrice e amministratrice familiare, chi meglio di lei conosce i bisogni della società.

Qualcuno disse che il lavoro nobilita l’uomo, e questo è vero ma dipende da come fai il tuo lavoro, se credi nel rispetto del prossimo e nella ricchezza comune o se vivi di egoismo e ingordigia.

 

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